Il bene immateriale della conoscenza

  Non c’è un unico modello di economia e impresa efficiente non è solo quella capitalistica. L’economia civile dimostra che il mercato può e deve essere luogo pluralistico e che culture diverse (come l’economia civile, l’economia di comunione, l’economia del bene comune) non sono espressione di arretratezza o residui culturali in via di estinzione. Si può fare impresa in modo comunitario, mutualistico, fraterno democratico, si può essere efficienti e competitivi sul mercato, anche senza essere un’impresa capitalistica. Il terzo settore conosce un’altra economia e può svolgere una funzione critica della società di mercato. Per una alternativa efficace e costruttiva al capitalismo è necessario far ripartire una stagione di pensiero forte e critico sulla natura del capitalismo attuale. Se mancano le motivazioni ideali e le conoscenze, le imprese di economia civile tendono a prendere a modello le imprese capitalistiche e a conformarsi a loro.
Impegnarsi per lo sviluppo della vita indipendente significa anche creare le condizioni di un’occupazione coerente con una certa idea della vita, in imprese consapevoli delle responsabilità verso la comunità umana e l’ecosistema naturale.
 
I progressi dell’economia civile non durano e non crescono se i lavoratori non investono anche nei beni immateriali ma realissimi della conoscenza. C’è il rischio che il movimento originato dal terzo settore perda la capacità di presentarsi come sistema economico dinamico o sia ridotto a realtà residuale. L’opportunità da raccogliere consiste nella nuova stagione di disagio nei confronti della diseguaglianza nella distribuzione del reddito e soprattutto della gravità della crisi occupazionale.
Il riconoscimento della centralità formativa è indispensabile per il rilancio ecnomico. Per far rifiorire l’economia civile bisogna guardare oltre la finanza e la legge dei mercati. Le sue regole però vanno prima conosciute, analizzate, comprese.
Il terzo settore soffre per mancanza di conoscenza, per non aver sviluppato ancora una tradizione di sapere, capace di raccontare un altro modo d’intendere il lavoro, il mercato e l’economia.
    La presa in carico e la gestione dei conflitti relazionali che non può essere affidata ai consulenti formati alla scuola capitalistica, come la formazione alla leadership non può essere neutrale, indipendente da ogni movente ideale. I valori e i conflitti della fraternità hanno un’origine e seguono traiettorie specifiche che vanno riconosciute e analizzate. I servizi rivolti alle persone crescono e si consolidano solo se si curano l’efficacia dei processi comunicativi, organizzativi e gestionali. Gli operatori, d’altra parte, possono offrire livelli elevati di prestazione professionale, solo se aggiornano costantemente la loro formazione e adattano i loro servizi alle domande sempre nuove che si presentano. Gli operatori delle imprese sociali sono impegnati a coniugare la loro professionalità con la cura della comunicazione nella loro organizzazione d’appartenenza. Conoscenze e acquisizione delle abilità e delle competenze richiedono ai lavoratori il continuo adattamento a situazioni nuove e spesso difficili, attraverso il “sapere”, il “saper fare” e il “saper essere” ma anche il “saper diventare”.







Questa scheda  è stata redatta da: Domenico Cravero   in data  10/11/2018